L’avvocato
Mario Montanari è una delle tre "toghe
d’oro" (con Luigi Benzi ed Emilio Baronio) che verranno
festeggiate il 29 giugno dai colleghi del Foro riminese. Montanari
vanta un’iscrizione all’albo datata 16 maggio ‘46.
"E dire che alla professione proprio non pensavo - sostiene
-. Andò così: i miei amici del tempo erano proprio
Luigi "Titta" Benzi e Federico Fellini. Durante il cosiddetto "passaggio
del fronte" Benzi ed io ci perdemmo di vista perché sfollati.
Federico se ne era già andato a Roma nel gennaio del ‘39.
Dopo la guerra, nel settembre del ‘45, incontrai Luigi sul
Corso e lui, che fin dall’età di tredici anni si era
convinto di voler essere un avvocato, mi disse: "Guarda che
dobbiamo preparare gli esami da procuratore per fine anno. Ci vediamo
lunedì". Io, che non avevo le idee chiare e non sapevo
bene cosa fare mi buttai in questa "avventura" con il
mio amico preferito. Morale: superammo gli esami da procuratore
e a maggio del ‘46 diventammo avvocati".
Dunque, lei fece esperienza "sul campo", senza affrontare
un periodo di praticantato.
"Eh sì. Non avevo nessuna conoscenza e le prime pratiche
da sbrigare per me furono dei veri problemi, da sbattere la testa
contro il muro. Fu l’avvocato Lorenzo Rossi, padre dell’attuale
collega Gaetano Rossi, a spiegarmi i "rudimenti" del
mestiere con grande gentilezza e pazienza. Anche quando era impegnato,
per me trovava sempre un minuto di tempo".
Come erano i rapporti fra colleghi e con i giudici in quei primi
anni in cui lei esercitò e soprattutto subito dopo la nascita
del Tribunale di Rimini avvenuta nel ‘63?
"Buoni, sia fra avvocati che con i magistrati. Certo, eravamo
di meno, ci si conosceva tutti e i giudici avevano meno lavoro.
Oggi il rapporto è sempre buono ma giocoforza meno personale". Cosa
ricorda della nascita del Tribunale di Rimini?
"L’inaugurazione avvenne il 15 gennaio 1963. Tutti
i colleghi sanno che molto si deve all’opera indefessa
dell’avvocato Mario Bonini che prese a cuore la questione
e si sobbarcò quasi da solo il compito di sollecitare
il Parlamento perché istituisse il Tribunale. Bonini interessò Tito
Parlatore, avvocato generale dello Stato che era stato pretore
a Rimini e sollecitò i parlamentari riminesi (primo firmatario
della proposta di legge sull’istituzione del Tribunale
di Rimini del 20 gennaio ‘62 fu il senatore Gino Zannini)
e quanti potevano appoggiare la richiesta. Anche Fellini diede
una mano: conosceva bene l’allora senatore Giovanni Leone
che poi sarebbe diventato presidente della Repubblica e ne cercò l’aiuto.
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Per il reperimento
della sede si mossero sia il Comune che la Cassa di Risparmio di
Rimini, tramite il presidente Luciano Ugolini
e l’avvocato Luciano Manzi. La prima nostra "casa" fu
nell’attuale dépendance del Grand Hotel. Poi passammo
nei locali di via Angherà".
Chi ricorda tra i giudici di quel periodo?
"Il presidente del tribunale era Domenico Giovannelli. Veniva
da Forlì, ed era uomo di grande simpatia e tolleranza: sopportava
anche gli scherzi e le imitazioni di "Titta" Benzi. I
giudici erano tutti molto preparati. Due li ricordo in particolare:
Salvatore Sesta e Giovanni Battista Baconi. Quest’ultimo
aveva una capacità rarissima: scriveva le sentenze di getto,
con grande chiarezza, e senza correzioni. Poi ricordo ancora Mario
Mariani che lavorò praticamente da solo all’istituzione
della Procura della Repubblica fino all’arrivo di Giuseppe
Scarpa".
La professione è molto cambiata?
"Sì e no. Sì, perché sono cambiati i
codici. Il nuovo codice di procedura civile avrebbe potuto avere,
tra l’altro, il merito di velocizzare le cause ma solo in
presenza di un numero più alto di magistrati. Non è andata
così e i tempi delle udienze sono sempre lunghi. No, perché per
esercitare l’avvocatura occorrono sempre le stesse doti:
capacità d’impegno, voglia costante di studiare, onestà e
umiltà".
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| Flavio Semprini |
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