Anno 1996 Numero 4  
Galleria degli avvocati riminesi.
In questo numero sotto i riflettori c'è Veniero Accreman
Cultura, Politica e avvocatura
 
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Settantadue anni portati splendidamente Veniero Accreman, noto penalista riminese, è decisamente un personaggio "nazionale". Il quotidiano economico Italia Oggi gli ha dedicato una pagina parlando della sua passione per i libri, per l’antiquariato e per la politica. A proposito di quest’ultima, forse non tutti i lettori del Foro Riminese sanno che Accreman ha alle spalle due legislature alla Camera dei deputati ed un breve periodo da sindaco della nostra città.

Avvocato, dato il periodo elettorale, potrebbe arrivare il momento di una nuova candidatura? "Non credo, e per la stessa ragione che - a suo tempo - ha determinato la fine della mia attività parlamentare: cioè l’indipendenza di giudizio, di cui mi vanto. I funzionari di partito - che sono quelli che determinano le candidature - l’amano come il fumo negli occhi. L’età? Il peso dell’età non lo avverto. Già da tempo ho chiesto ai colleghi penalisti di "tirarmi per la giacchetta" qualora s’accorgessero che, durante un processo, suono dei tasti sbagliati. Ancora non l’hanno fatto, dunque..."

Sulla politica attuale, Accreman ha del resto le idee chiare: «Non tutti condivideranno questo mio giudizio ma credo che dopo l’ottimo lavoro fatto dai "padri" della nostra Costituzione vi sia stato un continuo scadimento nelle qualità, anche culturali, dei politici nazionali. E questo perché, in chi fa politica, è sempre andata diminuendo la tensione ideale ed è prevalsa la cura per il proprio interesse particolare».

Ma, come detto, non è solo la passione per la politica a riempire il tempo libero dagli impegni professionali. Attualmente sta scrivendo un libro che dovrebbe essere pronto alla fine dell’anno. «é una raccolta di racconti centrati sugli anni della seconda guerra mondiale a Rimini. Non so ancora chi lo pubblicherà. Il mio intento, dato che mi è sempre piaciuto scrivere, è quello di mostrare, soprattutto a me stesso, cosa sarei stato capace di fare se non avessi intrapreso il mestiere dell’avvocato».

Accreman è un accanito lettore. E non solo di testi professionali. «Anzi, leggo di tutto e anche più libri contemporaneamente. Uno dei coefficienti della mia buona lucidità mentale credo sia anche questa inesauribile curiosità che mi spinge a leggere e mi tiene sveglio».

Legge di tutto sì, ma la formazione è indubbiamente classica. «A "volo d’uccello", potrei dire che tra gli autori che mi hanno formato ci sono senz’altro Tucidide e Tacito, due grandi storici dell’antichità. Poi i tragici greci e Lucrezio e Dante e Shakespeare. Tra i filosofi e gli studiosi della società Machiavelli, Schopenhauer, Nietzsche. Tra gli scienziati, i libri di Darwin, Freud e Marx. Quest’ultimo lo considero più uno scienziato della società che un filosofo, "previsore" di cambiamenti che poi non si sono verificati».

Al di là della politica, dell’antiquariato, dei libri, la professione è ancora l’impegno principale per Accreman. Lei è avvocato dal 1950, in tanti anni di professione, il mestiere è cambiato? «Sì, ci sono stati due cambiamenti importanti. Il primo è stato il modificarsi del modello culturale, da modello "umanistico" a modello "scientifico". Prima nella discussione del processo penale contavano molto le parole; oggi contano i fatti. Il secondo è stato la modificazione del codice di procedura penale. Di questo condivido l’impianto generale accusatorio, nel senso che la prova si deve formare al dibattimento con la partecipazione attiva di tutti i protagonisti processuali (del resto - quando ero al Parlamento - ho fatto parte della Commissione che ha redatto i principi della riforma), ne critico però alcuni aspetti: il rito abbreviato, il patteggiamento».

Per finire, un consiglio ai giovani colleghi penalisti. «Non uno ma tre consigli: impadronirsi dei ferri del mestiere, ovvero conoscere bene il codice penale e il codice di procedura penale; accrescere la propria cultura anche extra professionale; infine, coltivare anche le modalità di espressione verbale. Questo nella professione penale ha grande importanza. Se così farà, il giovane collega si troverà - quasi senza accorgersene - a fronteggiare al meglio ogni situazione processuale. " se il suo sarà vero valore professionale, glielo ripeteranno ogni giorno perfino i banchi del tribunale».