Settantadue
anni portati splendidamente Veniero Accreman, noto penalista riminese, è decisamente
un personaggio "nazionale".
Il quotidiano economico Italia Oggi gli ha dedicato una pagina
parlando della sua passione per i libri, per l’antiquariato
e per la politica. A proposito di quest’ultima, forse non
tutti i lettori del Foro Riminese sanno che Accreman ha alle
spalle due legislature alla Camera dei deputati ed un breve periodo
da sindaco della nostra città.
Avvocato, dato il periodo elettorale, potrebbe arrivare il momento
di una nuova candidatura? "Non credo, e per la stessa ragione
che - a suo tempo - ha determinato la fine della mia attività parlamentare:
cioè l’indipendenza di giudizio, di cui mi vanto.
I funzionari di partito - che sono quelli che determinano le candidature
- l’amano come il fumo negli occhi. L’età? Il
peso dell’età non lo avverto. Già da tempo
ho chiesto ai colleghi penalisti di "tirarmi per la giacchetta" qualora
s’accorgessero che, durante un processo, suono dei tasti
sbagliati. Ancora non l’hanno fatto, dunque..."
Sulla politica attuale, Accreman ha del resto le idee chiare:
«Non tutti condivideranno questo mio giudizio ma credo che dopo
l’ottimo
lavoro fatto dai "padri" della nostra Costituzione vi
sia stato un continuo scadimento nelle qualità, anche culturali,
dei politici nazionali. E questo perché, in chi fa politica, è sempre
andata diminuendo la tensione ideale ed è prevalsa la cura
per il proprio interesse particolare».
Ma, come detto, non è solo la passione per la politica
a riempire il tempo libero dagli impegni professionali. Attualmente
sta scrivendo un libro che dovrebbe essere pronto alla fine dell’anno.
«é una
raccolta di racconti centrati sugli anni della seconda guerra mondiale
a Rimini. Non so ancora chi lo pubblicherà. Il mio intento,
dato che mi è sempre piaciuto scrivere, è quello
di mostrare, soprattutto a me stesso, cosa sarei stato capace di
fare se non avessi intrapreso il mestiere dell’avvocato».
Accreman è un accanito lettore. E non solo di testi professionali.
«Anzi, leggo di tutto e anche più libri contemporaneamente.
Uno dei coefficienti della mia buona lucidità mentale credo
sia anche questa inesauribile curiosità che mi spinge a
leggere e mi tiene sveglio». |
Legge di tutto sì,
ma la formazione è indubbiamente classica. «A "volo
d’uccello", potrei dire che tra gli autori che mi hanno
formato ci sono senz’altro Tucidide e Tacito, due grandi
storici dell’antichità. Poi i tragici greci e Lucrezio
e Dante e Shakespeare. Tra i filosofi e gli studiosi della società Machiavelli,
Schopenhauer, Nietzsche. Tra gli scienziati, i libri di Darwin,
Freud e Marx. Quest’ultimo lo considero più uno scienziato
della società che un filosofo, "previsore" di
cambiamenti che poi non si sono verificati».
Al di là della politica, dell’antiquariato, dei libri,
la professione è ancora l’impegno principale per Accreman.
Lei è avvocato dal 1950, in tanti anni di professione, il
mestiere è cambiato? «Sì, ci sono stati due
cambiamenti importanti. Il primo è stato il modificarsi
del modello culturale, da modello "umanistico" a modello "scientifico".
Prima nella discussione del processo penale contavano molto le
parole; oggi contano i fatti. Il secondo è stato la modificazione
del codice di procedura penale. Di questo condivido l’impianto
generale accusatorio, nel senso che la prova si deve formare al
dibattimento con la partecipazione attiva di tutti i protagonisti
processuali (del resto - quando ero al Parlamento - ho fatto parte
della Commissione che ha redatto i principi della riforma), ne
critico però alcuni aspetti: il rito abbreviato, il patteggiamento».
Per finire, un consiglio ai giovani colleghi penalisti. «Non
uno ma tre consigli: impadronirsi dei ferri del mestiere, ovvero
conoscere bene il codice penale e il codice di procedura penale;
accrescere la propria cultura anche extra professionale; infine,
coltivare anche le modalità di espressione verbale. Questo
nella professione penale ha grande importanza. Se così farà,
il giovane collega si troverà - quasi senza accorgersene
- a fronteggiare al meglio ogni situazione processuale. " se
il suo sarà vero valore professionale, glielo ripeteranno
ogni giorno perfino i banchi del tribunale».
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