Anno 1996 Numero 4  
 
Presenti alcuni consiglieri del nostro Ordine
Inaugurato a bologna l'anno giudiziario 1996
 
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Presso la Corte d’appello di Bologna si è svolta, il giorno 13 gennaio scorso, la cerimonia inaugurale dell’anno giudiziario 1996.

Ha aperto la pubblica udienza il presidente della Corte bolognese, La Cava, che ha pronunciato un discorso di benvenuto ai partecipanti, rivolgendo anche un pensiero ai caduti ed agli illustri predecessori nella magistratura, ed ha poi dato la parola all’avv. Riccardo Roccari di Forl", in rappresentanza dell’U.R.C.O.F.E.R. (Unione regionale dei Consigli forensi dell’Emilia-Romagna), in tal modo rimarcando l’alto ruolo spettante all’avvocatura anche in tale occasione.

Il procuratore generale, Pellegrino Iannaccone, ha quindi svolto la propria relazione, recante il consueto bilancio dell’anno giudiziario appena trascorso.

Il p.g. ha descritto lo stato drammatico in cui versa la macchina giudiziaria per disfunzioni operative, crisi strutturali, carenze di organici (magistrati e personale) e di mezzi, irragionevole distribuzione degli uffici giudiziari sul territorio, miopie di bilancio ed assenza di managerialità nell’amministrazione centrale e nei dirigenti degli uffici, cui consegue un aumento abnorme dei tempi della giustizia ed un arretrato record dei processi civili e penali.

Il p.g. ha citato in particolare i Tribunali di Rimini e di Modena come i più carenti del distretto emiliano-romagnolo.

Da parte sua, il rappresentante del Ministero della giustizia non ha potuto sottacere il numero delle cause civili ancora pendenti, e cioè due milioni e mezzo di processi che hanno portato l’Italia avanti alla Corte di giustizia europea di Strasburgo già in tremila casi, in forza della Convenzione europea dei diritti dell’uomo, ratificata dall’Italia nel 1955 e che tutela i cittadini italiani vittime della lentezza della giustizia attribuendo loro il risarcimento dei danni a carico dello Stato inadempiente.

Non va meglio nel campo penale, dove sono tuttora necessari importanti interventi nella direzione di riequilibrio tra accusa e difesa e con riguardo al ruolo ed alla posizione del gip.

Il quadro a tinte fosche è stato completato dalla sottolineatura data alla "sovraesposizione" della magistratura sui mass media ed agli aspri conflitti che hanno coinvolto le forze politiche e le istituzioni .

A questo proposito, è poi apparso "fuori misura", a molti, l’intervento del rappresentante del C.S.M. (Consiglio superiore della magistratura) Carlo Federico Grosso, il quale si è addentrato in valutazioni personalistiche e palesemente di parte contro il precedente governo, contro l’ex ministro Mancuso ed in definitiva contro lo stesso p.g. di Bologna che fu presidente della Corte d’assise che assolse gli imputati nel processo per la strage del 2 agosto.

Da parte loro, il citato rappresentante dell’U.R.C.O.F.E.R. e quello dell’Organismo unitario dell’avvocatura (avv. Romano Veronese di Ferrara) hanno anche denunciato con vivacità ed estrema fermezza, nel corso dei loro interventi, l’accentuarsi della conflittualità tra magistratura ed avvocatura, fenomeno che impedisce il sinergismo necessario ed idoneo a risolvere i gravi problemi comuni.

In rappresentanza dell’Ordine degli avvocati e procuratori di Rimini hanno partecipato gli avvocati Roberto Ferrari (presidente), Gianfranco Nucci (segretario), Lucia Morri (tesoriere) e Paolo Santoro (consigliere).