Anno 1995 Numero 2  
 
Avvocati e Magistrati, un confronto necessario
nel segno della chairezza
 
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Non si può disconoscere l'utilità, ed anzi la necessità, di un confronto aperto e costruttivo fra avvocati e magistrati al fine di superare le molteplici difficoltà che quotidianamente si presentano nello svolgimento delle rispettive funzioni, soprattutto nell'attuale momento di grave crisi che investe, anche a livello locale, l'amministrazione giudiziaria. Tale confronto va tuttavia condotto su un piano paritario. Ciò, purtroppo, non sempre sembra verificarsi, se è vero che l'avvocato si trova talora a dover subire le conseguenze, spesso umilianti, di atteggiamenti non proprio ispirati a comprensione e collaborazione. In tema di reciproci rapporti, la deontologia forense prescrive all'avvocato di comportarsi con cortesia (non servile adulazione) e con rispetto nei confronti del magistrato. Raccomanda, peraltro, di esigere analogo comportamento da parte del magistrato.

Il che, tuttavia, si realizza soltanto se l'avvocatura si riappropria del ruolo e dell'autorevolezza che le spettano quale componente essenziale dell'amministrazione della giustizia, mediante la ricostruzione della propria immagine che non può non passare attraverso la rigorosa osservanza dei principi fondamentali che ne debbono regolare l'attività: probità, lealtà, dignità, decoro, professionalità, spirito di colleganza. Il rispetto, da parte di ciascuno di noi, di tali regole darà all'Ordine, ed al Consiglio che lo rappresenta, la forza necessaria per pretendere il riconoscimento ed ottenere l'accoglimento delle nostre giuste istanze. il presidente Roberto Ferrari