Non
si può disconoscere
l'utilità, ed
anzi la necessità,
di un confronto aperto
e costruttivo fra avvocati
e magistrati al fine
di superare le molteplici
difficoltà che
quotidianamente si
presentano nello svolgimento
delle rispettive funzioni,
soprattutto nell'attuale
momento di grave crisi
che investe, anche
a livello locale, l'amministrazione
giudiziaria. Tale confronto
va tuttavia condotto
su un piano paritario.
Ciò, purtroppo,
non sempre sembra verificarsi,
se è vero che
l'avvocato si trova
talora a dover subire
le conseguenze, spesso
umilianti, di atteggiamenti
non proprio ispirati
a comprensione e collaborazione.
In tema di reciproci
rapporti, la deontologia
forense prescrive all'avvocato
di comportarsi con
cortesia (non servile
adulazione) e con rispetto
nei confronti del magistrato.
Raccomanda, peraltro,
di esigere analogo
comportamento da parte
del magistrato.
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Il
che, tuttavia, si realizza
soltanto se l'avvocatura
si riappropria del ruolo
e dell'autorevolezza
che le spettano quale
componente essenziale
dell'amministrazione
della giustizia, mediante
la ricostruzione della
propria immagine che
non può non passare
attraverso la rigorosa
osservanza dei principi
fondamentali che ne debbono
regolare l'attività:
probità, lealtà,
dignità, decoro,
professionalità,
spirito di colleganza.
Il rispetto, da parte
di ciascuno di noi, di
tali regole darà all'Ordine,
ed al Consiglio che lo
rappresenta, la forza
necessaria per pretendere
il riconoscimento ed
ottenere l'accoglimento
delle nostre giuste istanze.
il presidente Roberto
Ferrari |