Gian
Maria Ricciotti è persona poliedrica: dipinge, scrive
(poesie, trattati e racconti) in più, come dice lui, "strimpello
anche un po' il piano". La sua passione per le arti, in
primis per la pittura, lo porta ad affermare che "in fondo,
ho fatto l'avvocato per potermi permettere di dipingere senza
i condizionamenti del mercato, che sono forti".
Ed è affascinante
ascoltarlo mentre spiega il suo concetto di "condizionamento
del mercato".
"La
mia impressione è che oggi molti artisti "sfornino" opere
con scarsa attenzione al risultato finale, prede, come sono,
della logica mercantile che li vuole iperproduttivi
per farli guadagnare di più assieme ai galleristi e ai
critici. Io, per dipingere un quadro, ci metto circa due mesi.
Innanzitutto dipingo su legno, perché questo assorbe meglio
delle tele moderne il colore. La prima cosa che faccio è preparare
adeguatamente il fondo, altrimenti il colore rischia di ossidarsi
e di cambiare tonalità nel corso di poche settimane.
Poi
procedo con le tecniche del '400, che miravano ad ottenere
volume attraverso le cosiddette velature, cioè attraverso la
sovrapposizione di diversi strati di pittura. Solo in questo
modo, a mio parere, si ottiene un colore stabile ed efficace,
molto di più che con gli impasti. Si comprende molto bene
che, se avessi la preoccupazione di dipingere per procurarmi
il pane, non potrei permettermi questo studio e questa ricerca.
Forse sarei costretto a produrre più velocemente. Ma
questa sarebbe poi arte?".
La pittura è una
consuetudine in casa Ricciotti: pittore era il padre Guido, pittrice
Arianna, una delle figlie.
"Forse da
mio padre ho preso il gusto
del paesaggio. E forse anche il resto. Ma lui, autodidatta, non
mi ha mai insegnato niente perché non voleva intraprendessi
una carriera cos“ difficoltosa. Cos“ anch'io sono cresciuto da
autodidatta".
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Altra
grande passione di Ricciotti è la scrittura.
Il primo libro di poesie risale ai primi anni '50 "Le mie
sono sempre poesie in metrica. Mi piace molto l'endecasillabo
ed ho grande ammirazione per Giosué Carducci e Giovanni
Pascoli, i poeti italiani più grandi nel padroneggiare
la metrica. Non mi piace
invece la poesia ermetica. Comprendo come oggi si tenda a ricercare
un tipo di poesia più essenziale, più vicina al "sentire" attuale,
ma trovo che spesso, oltre alla forma, si perda la sostanza".
I suoi prosatori
preferiti sono Alessandro Manzoni e Alfredo Panzini Çquesti
aveva una prosa poetica molto bella e ritmica. Io lo considero
superiore a PirandelloÈ nonché gli autori inglesi
(soprattutto del periodo vittoriano) dei quali ha una ricca collezione
di opere: Louis Stevenson, Charles Dickens, Collins e Trollope.
Il gusto per la
critica estetica l'ha portato a pubblicare per i tipi di Euroarte
di Roma un libro sul problema del bello nell'arte ed ha appena
terminato un saggio sui temi dell'ispirazione artistica e della
critica che spera di pubblicare presto. Intanto, per Guaraldi,
uscirà nei prossimi mesi un suo carteggio con Giuseppe
Prezzolini.
Un'attività intensa
dunque. E la professione?
"Il mestiere
dell'avvocato è sempre più difficile. Trovo molto
discutibili sia la riforma del codice di procedura civile che
quella del codice di procedura penale. Si dice che queste riforme
dovrebbero contribuire a velocizzare i processi, ma io non credo
avverrà. Un esempio: se prima una citazione si poteva
portare davanti al pretore anche tre giorni prima dell'udienza,
oggi di giorni ne occorrono sessanta. é chiaro che tutto
l'iter rallenta. Ho proprio l'impressione che l'amministrazione
della giustizia nel nostro Paese non funzioni più".
Flavio Semprini |