Anno 1997 Numero 4  
 
Pittore per vocazione, avvocato di mestiere
Galleria degli avvocati riminesi. Gian Maria Ricciotti
 
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Gian Maria Ricciotti è persona poliedrica: dipinge, scrive (poesie, trattati e racconti) in più, come dice lui, "strimpello anche un po' il piano". La sua passione per le arti, in primis per la pittura, lo porta ad affermare che "in fondo, ho fatto l'avvocato per potermi permettere di dipingere senza i condizionamenti del mercato, che sono forti".

Ed è affascinante ascoltarlo mentre spiega il suo concetto di "condizionamento del mercato".

"La mia impressione è che oggi molti artisti "sfornino" opere con scarsa attenzione al risultato finale, prede, come sono, della logica mercantile che li vuole iperproduttivi per farli guadagnare di più assieme ai galleristi e ai critici. Io, per dipingere un quadro, ci metto circa due mesi. Innanzitutto dipingo su legno, perché questo assorbe meglio delle tele moderne il colore. La prima cosa che faccio è preparare adeguatamente il fondo, altrimenti il colore rischia di ossidarsi e di cambiare tonalità nel corso di poche settimane.

Poi procedo con le tecniche del '400, che miravano ad ottenere volume attraverso le cosiddette velature, cioè attraverso la sovrapposizione di diversi strati di pittura. Solo in questo modo, a mio parere, si ottiene un colore stabile ed efficace, molto di più che con gli impasti. Si comprende molto bene che, se avessi la preoccupazione di dipingere per procurarmi il pane, non potrei permettermi questo studio e questa ricerca. Forse sarei costretto a produrre più velocemente. Ma questa sarebbe poi arte?".

La pittura è una consuetudine in casa Ricciotti: pittore era il padre Guido, pittrice Arianna, una delle figlie.

"Forse da mio padre ho preso il gusto del paesaggio. E forse anche il resto. Ma lui, autodidatta, non mi ha mai insegnato niente perché non voleva intraprendessi una carriera cos“ difficoltosa. Cos“ anch'io sono cresciuto da autodidatta" .

Altra grande passione di Ricciotti è la scrittura. Il primo libro di poesie risale ai primi anni '50 "Le mie sono sempre poesie in metrica. Mi piace molto l'endecasillabo ed ho grande ammirazione per Giosué Carducci e Giovanni Pascoli, i poeti italiani più grandi nel padroneggiare la metrica. Non mi piace invece la poesia ermetica. Comprendo come oggi si tenda a ricercare un tipo di poesia più essenziale, più vicina al "sentire" attuale, ma trovo che spesso, oltre alla forma, si perda la sostanza".

I suoi prosatori preferiti sono Alessandro Manzoni e Alfredo Panzini Çquesti aveva una prosa poetica molto bella e ritmica. Io lo considero superiore a PirandelloÈ nonché gli autori inglesi (soprattutto del periodo vittoriano) dei quali ha una ricca collezione di opere: Louis Stevenson, Charles Dickens, Collins e Trollope.

Il gusto per la critica estetica l'ha portato a pubblicare per i tipi di Euroarte di Roma un libro sul problema del bello nell'arte ed ha appena terminato un saggio sui temi dell'ispirazione artistica e della critica che spera di pubblicare presto. Intanto, per Guaraldi, uscirà nei prossimi mesi un suo carteggio con Giuseppe Prezzolini.

Un'attività intensa dunque. E la professione?

"Il mestiere dell'avvocato è sempre più difficile. Trovo molto discutibili sia la riforma del codice di procedura civile che quella del codice di procedura penale. Si dice che queste riforme dovrebbero contribuire a velocizzare i processi, ma io non credo avverrà. Un esempio: se prima una citazione si poteva portare davanti al pretore anche tre giorni prima dell'udienza, oggi di giorni ne occorrono sessanta. é chiaro che tutto l'iter rallenta. Ho proprio l'impressione che l'amministrazione della giustizia nel nostro Paese non funzioni più".

Flavio Semprini