Il
27 giugno scorso si è svolto a Verona il 1° Convegno
nazionale praticanti avvocati, al quale hanno partecipato 67
delegazioni di praticanti provenienti dalle diverse sedi d’Italia.
Nella prima fase
del Convegno sono intervenuti, nell’ordine:
• avv. L. Lambertini
- presidente dell'Ordine degli avvocati di Verona;
• sen. avv. L.
Callegaro - segretario della Commissione giustizia del Senato;
• prof. avv.
G. Pecorella - presidente dell’Unione camere penali;
• avv. N.A. Ghedini
- consigliere della Giunta dell’Unione delle camere penali;
• avv. P. Mirandola
- Federavvocati [Sindacato nazionale degli avvocati];
• avv. M. Poli
- presidente dell’Unione italiana forense;
• avv. G. Carpeggiani
- Unione italiana forense.
Successivamente
hanno preso la parola i delegati delle 67 associazioni italiane
di praticanti, iniziando dalle delegazioni provenienti dalle
città sedi delle Corti d’appello.
Al termine dei suddetti
interventi si è proceduto a costituire e formalizzare
i Comitati regionali al fine di coordinare a livello locale le
associazioni presenti nel territorio di appartenenza e indicare
le proposte che le delegazioni dovranno avanzare presso il dicastero
di Grazia e Giustizia in Roma dopo l’Assemblea generale indetta,
sempre nella capitale, per il 13 luglio 1997.
Di rilevante importanza è stata
la costituzione, in tale sede, dell’A.N.P.A. [Associazione nazionale
praticanti avvocati].
Sostanzialmente,
le proposte emerse dal dibattito ricalcano i principi del documento
approvato, dall’assemblea generale A.R.P.A., in data 30 maggio
1997 e sottoscritto da circa 250
tra praticanti ed avvocati di Rimini, nonché da firmatari
dei Fori limitrofi di Pesaro, Macerata, Forl“ e Reggio Emilia.
Non sono, comunque
sia, mancate proposte alternative, probabilmente premature rispetto
al momento attuale.
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Tra
queste sono da segnalare il documento dei praticanti di Padova,
addirittura presentato in Senato come disegno di legge di iniziativa
parlamentare, nonché quello della associazione di Milano.
Il "disegno di legge" padovano distingue,
seppur nell’ambito dello stesso Albo, gli avvocati civilisti e
penalisti, a seconda del tipo di specializzazione conseguita nel
periodo post-universitario antecedente l’esame di Stato. Inoltre,
sostiene l’estensione del periodo di pratica a tre anni, prevedendo,
però, incentivi che rendano meno gravoso per il praticante
avvocato l’iter di preparazione alla professione (diritto alla
retribuzione, abilitazione al patrocinio anche avanti alle Commissioni
tributarie provinciali, e dopo il secondo anno, anche davanti ai
Tribunali ed alle Commissioni tributarie regionali, seppur solo
in sostituzione dell’avvocato).
I praticanti di Milano hanno previsto un periodo
di pratica triennale con frequenza obbligatoria di corsi di scuola
forense, seguito da un esame quasi esclusivamente pratico, consistente
nel sottoporre al candidato un fascicolo processuale contenente
tutti gli elementi necessari per gestire la controversia, nonché,
nella contestuale redazione di un atto e simulazione della relativa
udienza.
Dagli interventi delle delegazioni e dai documenti
presentati dalle associazioni dei praticanti è emerso, quale
punto imprescindibile, il fatto che le norme di una "qualsiasi" riforma
non dovranno essere applicate retroattivamente e cioè a
coloro che sono già iscritti al registro praticanti al momento
di entrata in vigore della legge stessa, in ogni caso, nel rispetto
dei diritti quesiti e delle legittime aspettative.
Si auspica pertanto un più pregnante controllo
da parte degli organi locali forensi, con la previsione di frequenti
momenti di verifica dell’effettività e della serietà della
pratica svolta, durante i quali il praticante verrà altres" esaminato
in merito ad un caso effettivamente trattato; il tutto con facoltà di
disporre la ripetizione del periodo in caso di esito negativo.
Viste le innumerevoli proposte, l’assemblea di
Verona ha, quindi, richiesto un coordinamento su base regionale
al fine di redigere un documento unitario che sarà proposto
il 13 luglio a Roma, data nella quale verrà ufficializzata
la proposta unitaria nazionale da presentare al ministro di Grazia
e Giustizia Flick.
A tal proposito l’8 luglio, presso il Tribunale
di Modena è stato deliberato il documento congiunto Emilia
Romagna - Marche. |