Anno 2003 Numero 1  
 
L’istruzione probatoria della causa
Questo il tema della terza lezione di diritto processuale civile della scuola forense
 
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Nella terza lezione di diritto processuale civile della “Scuola Forense”, tenuta l’11 maggio 2002 dalla professoressa avvocato M. Pia Gasperini dell’Università di Camerino, è stato trattato il tema dell’istruzione probatoria della causa.
L’istruzione probatoria comprende sia la richiesta di ammissione di mezzi istruttori (testimonianze, CTU, interrogatorio formale, ecc.) sia la produzione documentale.
Se le parti, all’esito dell’udienza ex art. 183 c.p.c., chiedono al giudice la concessione dei termini previsti dal comma 5 dello stesso per la precisazione delle domande e delle eccezioni, il giudice, dopo aver concesso i predetti termini, fissa un’udienza successiva, che sarà l’udienza ex art. 184 c.p.c.
All’udienza ex art. 184 c.p.c. le parti possono, a verbale, formulare richieste istruttorie e produrre documenti, ma hanno, altresì, la possibilità di chiedere al giudice la concessione dei termini previsti dall’art. 184 c.p.c. per il deposito di memorie istruttorie.
Può, però, accadere che le parti non abbiano alcun interesse alla concessione dei termini previsti dall’art. 183 c.p.c. In tal caso alla prima udienza di trattazione le stesse possono chiedere al giudice la fissazione dei termini ex art. 184 c.p.c., e l’udienza successiva sarà fissata per l’ammissione dei mezzi di prova richiesti.
Oppure ancora all’udienza ex art. 183 c.p.c., prescindendo dai termini per il deposito di memorie istruttorie, possono essere già formulate istanze probatorie.
Queste tre diverse modalità della fase istruttoria sono state individuate dal Tribunale di Pistoia, con sentenza del 20 giugno 1997: “il raccordo tra la fase di trattazione e la fase istruttoria può avvenire secondo tre diversi moduli: 1) esauriti gli incombenti di cui all’art. 183 c.p.c. (interrogatorio libero, tentativo di conciliazione, richiesta di chiarimenti, precisazione delle domande ed eccezioni) le parti formulano istanze istruttorie ed il giudice istruttore decide sulle medesime; 2) esauriti gli incombenti di cui all’art. 183 c.p.c. le parti chiedono termine per formulare mezzi istruttori, il giudice istruttore assegna un doppio termine perentorio per dedurre e controdedurre e fissa l’udienza per le decisioni istruttorie; 3) esauriti gli incombenti di cui all’art. 183 c.p.c le parti chiedono il termine di cui all’art. 183, comma 5 c.p.c., per precisare le domande e le eccezioni, il giudice istruttore concede obbligatoriamente il termine e fissa altra udienza alla quale le parti potranno o formulare istanze istruttorie con conseguente immediata decisione del giudice ovvero richiedere un termine per la formulazione di mezzi istruttori”.
Inoltre la Pretura di Firenze, con ordinanza del 18 maggio 1998, ha stabilito che quando le parti, al termine della prima udienza di trattazione, abbiano concordemente richiesto la fissazione dell’udienza di cui all’art. 184 c.p.c., il giudice istruttore, nell’accogliere siffatta istanza, ben può immediatamente assegnare alle parti medesime i termini perentori previsti dal citato art. 184 c.p.c. (poiché con la richiesta di fissazione dell’udienza ex art. 184 c.p.c. le parti hanno manifestato la volontà di passare alla fase di formulazione dei mezzi istruttori), rinviando la causa ad un’udienza posteriore alla scadenza di siffatti termini; in tal caso sono tardive ed inammissibili le richieste istruttorie formulate per la prima volta in tale successiva udienza.
Nell’ipotesi in cui le parti decidano di chiedere il doppio termine ex art. 184 c.p.c. il primo di questi serve per formulare la prova diretta, mentre il secondo è per la formulazione della prova contraria. In particolare la prova contraria può essere diretta, se consiste nella negazione del fatto addotto dalla controparte, oppure indiretta, se si adduce un fatto che è incompatibile con il fatto addotto dalla controparte, anche se non si tratta di una negazione diretta.
Anche i documenti possono essere prodotti come prova contraria dei fatti addotti dalla controparte; tuttavia se il documento prodotto non ha effettivamente valore di prova contraria e, pertanto, avrebbe dovuto essere prodotto entro il primo termine, il giudice non deve ammettere tale produzione.
Nel caso in cui il giudice nel concedere i termini ex art. 184 c.p.c. fissi solamente il termine per la prova diretta e non anche quello per la prova contraria, si ritiene sussistere una violazione del diritto alla difesa ed il procedimento deve considerarsi nullo. Pare, però, che si tratti di una nullità relativa, quindi se la parte che ha subito la violazione non fa rilevare il vizio nella prima difesa, chiedendo la prova contraria, la nullità viene sanata.

Può inoltre verificarsi l’ipotesi in cui una parte venga a conoscenza di una prova a suo favore in un momento successivo allo scadere del secondo termine ex art. 184 c.p.c. In questa eventualità la parte può chiedere la remissione in termini, se dimostra che l’ignoranza della prova è incolpevole.
Si pensi, ancora, al caso in cui un’eccezione rilevabile d’ufficio venga sollevata successivamente allo scadere del doppio termine previsto dall’art. 184 c.p.c. (peraltro le eccezioni rilevabili d’ufficio possono essere dedotte per la prima volta anche in appello): in tale ipotesi sarà necessario ammettere anche il relativo mezzo di prova.
Con riferimento alle prove disposte d’ufficio dal giudice alle parti deve essere, per legge, concesso un termine per dedurre prove contrarie, anche oltre la scadenza dei termini di cui all’art. 184 c.p.c. Nelle precedenti lezioni è già stato rilevato come la mancata indicazione dei mezzi istruttori nell’atto di citazione non costituisca, nella maniera più assoluta, un vizio dell’atto introduttivo del giudizio.
Detto questo, va però rilevato come parte della giurisprudenza (ordinanza del Tribunale di Roma del 14 luglio 1997) sostenga che “le nuove deduzioni di prove costituende possono essere effettuate all’udienza di cui all’art. 183 comma 5 c.p.c., o nel termine assegnato dal giudice ai sensi dell’art. 184 comma 1 c.p.c., quando siano state effettuate precisazioni e/o modificazioni delle domande ed eccezioni ai sensi dell’art. 183 comma 4 c.p.c., ovvero siano stati allegati fatti nuovi. I documenti possono essere prodotti nel processo fino all’udienza per l’espletamento delle prove costituende”.
Dunque, in base al predetto orientamento giurisprudenziale, i nuovi mezzi di prova cui fa riferimento l’art. 184 c.p.c. dovrebbero essere tali rispetto ai mezzi istruttori che dovevano essere indicati nell’atto introduttivo, poiché se le parti al momento della redazione dei loro primi atti difensivi erano già in grado di formulare richieste istruttorie lo dovevano fare. Pertanto, il termine concesso ai sensi dell’art. 184 c.p.c. riguarderebbe solamente deduzioni di prove emerse successivamente alla redazione degli atti introduttivi.

Si rileva, tuttavia, come il descritto orientamento sia disatteso dalla prevalente giurisprudenza e dalla dottrina, perché, posto che il codice di procedura civile non prevede l’esistenza di preclusioni istruttorie al momento degli atti introduttivi, è irrilevante la circostanza che alcune deduzioni istruttorie avrebbero potuto essere articolate già in essi.
Il Tribunale di Milano (sent. 2 marzo 1998) ha stabilito che le parti del giudizio hanno l’onere di chiedere espressamente nell’udienza ex art. 184 c.p.c. l’ammissione dei mezzi istruttori seppur già dedotti negli atti o nelle udienze precedenti, dovendosi gli stessi altrimenti intendere come implicitamente rinunziati. In particolare se, come nella fattispecie, l’attore aderisce alla richiesta di fissazione dell’udienza di p.c. si devono ritenere rinunciate tutte le richieste istruttorie formulate in precedenza.
Pertanto si considera opportuno riassumere, nei termini ex art. 184 c.p.c., anche le richieste istruttorie già dedotte in atto di citazione, per evitare di incorrere in decadenze.
In giurisprudenza si è posto il quesito relativo all’applicabilità della disciplina delle preclusioni istruttorie alle produzioni documentali.
In base ad un orientamento (Trib. Chieti, 1 febbraio 2000) le produzioni documentali non sarebbero soggette ad alcuna preclusione.
Tale orientamento pone, infatti, un’analogia con quanto già stabilito per il rito del lavoro, nel quale i documenti sono stati considerati producibili senza alcun limite temporale.
In base ad un diverso orientamento, invece (Trib. Trani, 24 luglio 2000), anche le produzioni documentali dovrebbero sottostare al regime delle preclusioni istruttorie ex art. 184 c.p.c.
Sulla scorta di questi diversi orientamenti giurisprudenziali sulla questione dell’applicabilità o meno del regime delle preclusioni ex art. 184 c.p.c. alla produzione di documenti, è stata posta questione di legittimità dell’art. 184 c.p.c. per irragionevole disparità di trattamento rispetto al rito del lavoro, nel quale, come già detto, non ci sono preclusioni per l’allegazione di documenti. La Corte Costituzionale (ordinanza 28 luglio 2000, n. 401) ha, però, statuito che è manifestamente infondata la questione di legittimità costituzionale dell’art. 184 c.p.c., in riferimento agli artt. 3 e 24 Cost., nella parte in cui considera inammissibili produzioni documentali una volta decorsi i termini assegnati dal giudice per le deduzioni istruttorie e le relative repliche (salva l’ipotesi in cui la parte possa invocare la rimessione in termini ex art. 184-bis c.p.c.), mentre nel processo del lavoro, secondo la Corte di Cassazione, le prove documentali possono essere prodotte in qualsiasi momento del giudizio di primo grado, sino a quando non sia aperta la discussione, nonché in appello.
Anche gran parte della dottrina concorda con la tesi secondo cui le prove precostituite soggiacciono alle medesime preclusioni previste per le prove costituende (Proto Pisani, Tarzia, Balena).
Per ciò che riguarda in particolare le prove per testi, si ricordi che nel sistema antecedente la riforma del 1995 era consentito, per il disposto dell’ultimo comma dell’art. 244 c.p.c., indicare il nome del teste, di cui era stata richiesta la testimonianza, fino al momento dell’ammissione delle prove.
Con l’entrata in vigore del nuovo sistema ci si è chiesti se sia ammissibile una prova per testi formulata entro la scadenza del termine ex art. 184 c.p.c. nella quale non sono stati, però, indicati i nominativi dei testi stessi.
A tal proposito la giurisprudenza considera ammissibile la prova per testi formulata nell’atto di citazione con riserva dell’indicazione specifica dei testi. Tale indicazione deve comunque avvenire entro il termine ex art. 184 c.p.c.
Un’ulteriore questione che deve essere esaminata riguarda la rilevabilità d’ufficio, o meno, della tardività delle richieste istruttorie.
Mentre nel vecchio sistema era onere della parte eccepire tale tardività, nel nuovo (sulla base di quanto già stabilito per il rito del lavoro) si ritiene che la tardività delle richieste istruttorie possa essere rilevata d’ufficio dal giudice, poiché la disciplina delle preclusioni istruttorie è posta a tutela non solo dell’interesse di parte.
Si è già fatto cenno alla giurisprudenza che ritiene possibile per le parti formulare richieste istruttorie sin dalla prima udienza di trattazione. In tal caso si verificherà un accorpamento dell’udienza ex art. 183 c.p.c. e dell’udienza ex art. 184 c.p.c.
Ciò che ci si chiede ora è se possa verificarsi un accorpamento dell’udienza di comparizione, di quella di trattazione ed, infine, dell’udienza riservata all’ammissione delle prove richieste dalle parti.
La sentenza della Cassazione 24 maggio 2000, n. 6808, per il caso in cui il convenuto sia contumace, ha stabilito che non è possibile compattare l’udienza ex art. 180 c.p.c. e l’udienza ex art. 183 c.p.c.; pertanto non possono essere effettuate richieste istruttorie all’udienza di comparizione e l’attore deve quantomeno attendere l’udienza di trattazione per le sue deduzioni istruttorie.
Ciò vale per l’ipotesi in cui il convenuto sia contumace.
Ma se le parti sono entrambe costituite e concordino con la riunione dell’udienza di comparizione, di quella di trattazione e dell’udienza per la formulazione delle richieste istruttorie, la giurisprudenza (Trib. Modena, 6 marzo 1996 e Pret. Torino, 11 luglio 1997) ritiene che tale compattazione debba essere ammessa.
Quindi alla prima udienza il giudice controllerà la regolare instaurazione del contraddittorio, effettuerà l’interrogatorio libero delle parti (eventualmente), le parti preciseranno le domande ed eccezioni ed, infine, verranno formulate le richieste istruttorie.
Infine si deve accennare all’ipotesi in cui i fatti di causa, o alcuni di essi, vengano contestati successivamente alla maturazione delle preclusioni istruttorie.
Si ricordi che quando i fatti addotti da una delle parti non vengono in alcun modo contestati dalla controparte gli stessi si considerano come ammessi (può trattarsi di una esplicita ammissione o di un comportamento concludente).
La giurisprudenza (Trib. Pistoia, 25 ottobre 1997), aderendo alla tesi sostenuta da parte della dottrina (Proto Pisani), considera la contestazione di fatti successiva allo scadere dei termini per la formulazione delle richieste probatorie irrilevante, perché tardiva.

Natascia Bellucci